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La Carriera: dal tour del '75 fino alla morte

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Il '75 vide Marley impegnato in un massiccio tour americano. Durante l'estate suonò svariate volte al Lyceum di Londra e uno di quei concerti, in modo particolare, fu tra i più intensi e coinvolgenti della sua carriera. Live!, l'incisione di quella serata riversata su vinile, brilla e vibra ancora oggi come un piccolo miracolo. E' forse quel disco, più di ogni altro, che dimostra in modo inequivocabile come Marley fosse dotato della straordinaria capacità di raccogliere e trasmettere energia, di entrare in contatto con una forma di oralità quasi cinetica, una fisicità emozionante e trascinante. Quel disco e quel tour elessero Bob Marley a personaggio del momento, simbolo di ideologie sociali e religiose, portavoce del popolo giamaicano e della libertà umana, nonché di una rinascita musicale che vedeva il reggae come un perno attorno al quale ruotare.



La ricerca della perfezione sonora e l'impegno politico di Marley raggiunsero un culmine ispirato tra il '76 e il '77. Sempre per la Island registrò l'album Rastaman Vibration, con la collaborazione di musicisti come Patterson alle percussioni e chitarristi quali Al Anderson, Earl Smith e Donald Kinsey. Un team perfettamente in grado di esaltare le parole cadenzate, corpose di brani che inneggiavano all'amore fisico quanto alla ribellione sociale e spirituale dell'uomo nero. L'album successivo fu realizzato in un momento di difficili tensioni politiche in Giamaica. Dopo aver regalato alla gente di Kingston il sofferto evento "Smile Jamaica Concert", Marley si trovò a doversi scontrare seriamente con le istituzioni politiche per i messaggi anti-conservatori della propria musica. Si trasferì quindi a Nassau con la band per una full immersion di quasi un anno dalla quale nacque Exodus; un capolavoro per commistioni ritmiche, esplorazioni melodiche e interpretazione vocale.



La musica di Marley, come quella di pochi altri, sapeva attraversare la sofferenza e arrivare alla gioia, mettere a nudo la propria anima e toccare quella di ogni ascoltatore. Nel 1978 Bob Marley & The Wailers intrapresero la più importante, massiccia tournée della loro carriera che li consacrò definitivamente all'interno del panorama musicale internazionale. Ciò che il suo affezionato pubblico però non sapeva era che Marley stava già combattendo contro il male che lo avrebbe ucciso. Anche per questo al termine del tour il cantante, coronando uno dei suoi sogni, si concesse un lungo viaggio in Etiopia.



Fu in quel periodo che iniziò a lavorare alla canzone Zimbabwe, un brano attraverso il quale metteva in musica il suo incontro con l'Africa e le proprie radici, e attorno al quale costruì l'album Survival. Come lo stesso Marley avrebbe detto più volte in seguito, quell'album fu in un certo senso il coronamento della sua carriera per diversi motivi. Prima di tutto fu registrato nei nuovi studi della Tuff Gong che da sempre rappresentavano uno dei sogni dell'artista, inoltre alle registrazioni presero parte, assieme ai Wailers, molti musicisti di primo piano del reggae. Soprattutto, con Survival, Marley riuscì a trovare quello che per lui era "il suono dell'Africa", rendendo così un definitivo omaggio alle proprie orgogliose origini. Seguendo le linee stilistiche approntate con Survival, Marley registrò il suo ultimo album, Uprising, nel 1980. Il disco è in qualche modo una summa dei valori artistici, religiosi e umani del musicista la cui perfetta conclusione è l'indimenticabile Redemption Song; un assolo di voce e chitarra il cui testo è una commossa, sentita parafrasi di un discorso lasciato da Hailè Selassiè al popolo africano poco prima di morire, come un profetico testamento.



Con Uprising sugli scaffali dei negozi, i Wailers partirono per un ennesimo tour, ma una volta approdati negli Stati Uniti le condizioni del frontman peggiorarono drasticamente. Le esibizioni furono sospese e Marley ricoverato in ospedale. Il cancro era a uno stadio talmente diffuso e avanzato che la famiglia non fece nemmeno in tempo a riportarlo a Kingston. Il sorriso, gioioso e sofferente, di Robert Nesta Marley si spense per sempre a Miami, l'11 maggio del 1981. Il suo cuore, come lui stesso amava dire commentando la propria musica, batte ancora e sempre al medesimo ritmo di ognuna delle sue canzoni.
  

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